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Note biografiche

Esisto dal 1959, ma ciò è molto relativo.
Infatti per gli antichi Romani sarei nato nel 2712 ab Urbe condita (dalla fondazione di Roma per i non latinisti), per un cinese sono nato nel 4655, per un ebreo sono della classe 5718, per i discendenti del re persiano Serse sarei del 1337, mentre per i miei amici islamici sono nato nell’anno 1378, ed infine per i miei antenati bizantini sono un rampollo dell’anno 7467.
Quell’anno sono nati personaggi come i super allenatori di calcio Carlo Ancelotti e Luciano Spalletti; politici di rango come Marco Rizzo, Alfonso Pecoraro Scanio, Sandro Bondi e Francesco Storace; giornalisti di razza come Antonio Socci, Bianca Berlinguer, il coraggioso ed indimenticabile Giancarlo Siani, giornalista napoletano assassinato dalla camorra; scrittori come Roberto Alajmo e Sandro Veronesi; premi Nobel come Rigoberta Menchú; comici eccezionali come Maurizio Crozza e Pino Insegno, campioni del mondo come Patrizio Oliva, bellezze come Carmen Russo, Domiziana Giordano ed Eleonora Vallone, astronauti come Maurizio Cheli, registi del livello di Ferzan Özpetek, persino enigmisti come Alessandro Bartezzaghi, grandi banchieri (poi ancor più grandi bancarottieri) come Giampiero Fiorani, persino terroristi come Francesca Mambro… doveva pur nascere un testa di cavolo qualsiasi quell’anno, o tutti VIP?
Ma il 1959 fu anche l’anno in cui se ne andarono personaggi come don Primo Mazzolari, don Luigi Sturzo, il primo presidente della Repubblica Enrico De Nicola… lo so, lo so, nel cambio l’Italia ci ha rimesso l’osso del collo, ma io che ci posso fare? 
Dobbiamo essere comprensivi con la Provvidenza: in fondo anche i più eccelsi pittori come Leonardo o Michelangelo ogni tanto sbatacchiavano il pennello per ripulirlo, anche i grandi scultori come Bernini o Canova prima o poi fermavano lo scalpello magico per soffiar via i residui di polvere del marmo, anche le immortali penne di Leopardi o di Manzoni venivano ogni tanti strusciate sulla carta per essere ripulite dai residui d’inchiostro… Ecco io sono una delle tante gocce di colore sbatacchiate dal pennello e mai finite sulle tele immortali, uno dei granellini di polvere di marmo che prima appartenevano alla stessa materia da cui nacquero i capolavori della scultura, un piccolo residuo d’inchiostro che non servì per scrivere le parole della nostra letteratura. Ma non per questo sono meno grato alla Provvidenza, perchè anche nel semplice passaggio dal nulla alla vita ho avuto l’opportunità di essere comunque parte del suo disegno misterioso.
(Meno male che almeno, forse per consolarci, quello fu l’anno eccezionale di ben due premi Nobel italiani, nella letteratura a Salvatore Quasimodo e per la fisica ad Emilio Segré).
Ma basta con le ciance, e andiamo ai fatti.

Nei miei primi vent’anni mi sono formato scolasticamente, frequentando con buona voglia e profitto il Liceo Classico (allora si chiamava “Liceo-Ginnasio Statale Vincenzo Gerace”) di Cittanova, ultimato brillantemente conseguendo la Maturità con il punteggio di 56/60 (il voto finale era in 60.mi, non come oggi in 100.mi; non ho avuto il massimo, ma in compenso è stato il voto più alto di quella sessione d’esami). Durante gli studi liceali ebbi la bella idea di prepararmi da esterno anche per l’esame di Maturità Magistrale, che riuscì incredibilmente a conseguire presentando tutti gli anni di corso in un solo esame con un bel 50/60. Non era male davvero, obiettivamente.
In compenso concludevo il mio primo ventennio con la sciocchezza di iscrivermi alla facoltà di Medicina: non che non andassi abbastanza bene (in tre anni e mezzo diedi una decina di esami con la eccellente media del 27…), ma fare il medico per un emotivo come me sarebbe stato come affidare il telegiornale ad un balbuziente. Magari laureato con 110 e lode, ma sempre un balbuziente.

Spezzando il cuore a mia madre, che già mi vedeva con un bel camice bianco, decisi piano piano di lasciar perdere gli studi universitari di medicina, promettendo a me stesso però di laurearmi in qualcos’altro, prima o poi. Ed intanto cominciai a lavoricchiare prima come maestro elementare supplente (1979), poi come impiegato precario presso una biblioteca tramite una legge speciale per l’occupazione giovanile (si chiamava “legge 285/78) che a partire dal 1980 ci sistemò come impiegati non di ruolo del Ministero per i Beni Culturali.

Ma dopo qualche anno, consapevole di dover assolvere comunque il servizio militare, presi la decisione di partecipare al concorso per Allievi Ufficiali di Complemento dell’Esercito: non che avessi particolari propensioni militariste, ma pensare di sprecare un anno della mia vita a ciondolare in una caserma a far nulla da soldato di leva mi faceva veramente star male.
Comunque superare il concorso era veramente impresa ardua, specialmente senza le raccomandazioni di rito in un ambiente chiuso e difficile come quello militare. Infatti la prima selezione non riuscii a superarla, risultando tra i primissimi dei “non eletti” (a proposito, nel frattempo mi ero candidato al Consiglio Comunale di Polistena alle elezioni amministrative del 1980, e pur avendo solo 21 anni ottenni una brillante affermazione e venni eletto).
Inaspettatamente, ai primi d’ottobre del 1983, mi venne recapitata a casa una cartolina verde proveniente dal Distretto Militare: incredibile ma vero, ero stato ripescato nella graduatoria degli idonei al concorso allievi Ufficiali dell’Esercito e dovevo presentarmi alla Scuola di Fanteria di Cesano di Roma. Dopo i sei tremendi e faticosissimi mesi di corso Allievi Ufficiali, quando stavamo per prepararci al gran giorno del giuramento da Ufficiali, ci comunicarono che i primi dieci Allievi del corso (in tutto eravamo quasi 600) erano stati selezionati per poter partecipare ad una grande esperienza: partire per il Libano con il primo contingente italiano di pace all’estero. Io ero il n. 4 della classifica, e per la pima volta nella mia vita devo ammettere che non fui molto contento della mia performance.
Certo, era formalmente tutto su base volontaria, perchè lì c’era la guerra (non a caso proprio pochi giorni dopo morì ucciso da un colpo di arma da fuoco il primo soldato italiano in una missione di pace, il caporale Filippo Montesi), ma ci sono cose che nella vita non puoi permetterti di fare, se vuoi avere veramente la coscienza a posto.
Per fortuna la prova ci fu risparmiata, avendo deciso il Governo italiano di ritirare il contingente in Libano. E fu così che, da buon primo della classe, potei scegliere la più comoda delle destinazioni finali: scelsi il Battaglione Logistico “Aosta” (non v’inganni il nome, aveva sede a Messina…), dove svolsi il mio compitino da Sottotenente con buona volontà fino al gennaio del 1985, anno della fine del servizio effettivo (gli Ufficiali non vanno in congedo, ma transitano nella cosiddetta ”riserva fino ai 45 anni, proseguendo anche parzialmente nella carriera fino al grado di Capitano).

Ma intanto i primi vent’anni erano trascorsi da un po’, ed a ricordarmelo ci pensò - quando si dice il caso - una bella fanciulla che allora faceva il soprano in un coro lirico. Nell’aprile del 1985 mi sposai, e nel 1986 arrivò il primo figlio (nel 1989 il secondo, nel 1993 il terzo, tutti bei maschietti, ma questa è un’altra storia).

Avevo iniziato i miei secondi vent’anni cominciando a coltivare la mia vera passione, che è quella di scrivere.
Lavoravo di giorno e scrivevo di sera, collaborando con un settimanale regionale che si chiamava “Oggisud” fino a quando diventò per un breve periodo quotidiano, ma poi purtroppo chiuse.
Un bel giorno insieme ad altri due o tre amici fondammo la prima redazione giornalistica di una radio libera, la mitica “Radio AZ Sud”: erano i primi anni ‘80, ed allora per preparare un minimo di notizie regionali registravamo abusivamente il giornale radio della Rai regionale ed in meno di mezz’ora tiravamo fuori la nostra edizione di giornale radio, che ad avviso di molti era migliore del Gr Calabria (se avessero saputo la fonte…).
Scrivevo anche occasionalmente per altre riviste regionali e nazionali, poi collaborai per qualche anno con un settimanale d’assalto che si chiamava “Il Provinciale” e con le nascenti radio-tv locali come la pionieristica “Tele Radio Antenna Blitz”.

Nel 1986, appena rientrato dopo il servizio militare, ottenni il trasferimento al Ministero delle Finanze, presso un Ufficio del Registro.
Fu lì che ebbi la “folgorazione” informatica, cominciando ad utilizzare i primi terminali dell’anagrafe tributaria installati dal Ministero presso gli uffici periferici. Cominciai a divorare tutto ciò che aveva a che fare con i computer, dalle riviste ai libri, dai primi rudimenti pratici di programmazione basic fino all’acquisto dell’allora mitica “Amiga”, il miglior computer si potesse sognare per la multimedialità di quei tempi eroici.
Poi, un giorno, mi accorsi che passavo più ore con il computer (in ufficio, a casa per giocarci con il primo figlio - ma anche da solo, dai… - e poi la sera per scrivere) che con qualsiasi altra persona. E allora capii che quella era la mia strada.
Decisi di re-iscrivermi all’università per fare qualcosa con il computer che diventasse una professione, ma non volevo fare l’informatico: volevo fare qualcosa che fosse una via di mezzo tra l’informatica e la comunicazione, ma allora in Italia non c’era una corso di laurea in “multimedialità”. Il più vicino era in Svizzera, ma per fortuna a Lugano, cioè quasi Italia.
Certo, un impiegato dell’Ufficio del Registro in Calabria aveva ben poche possibilità di realizzare questo sogno.
Dovevo prendere una decisione grave e difficile, cioè licenziarmi e trovare un lavoro che mi permettesse di studiare e quando necessario spostarmi per qualche tempo. Ma ero già sposato e padre di famiglia, non potevo permettermi salti nel buio.
Ma poi venne il giorno del coraggio e della determinazione (di mia moglie, ovviamente, che finalmente aveva vinto il concorso a cattedra per la scuola media), ed alla prima occasione di lavoro utile (avevo superato una selezione per un’azienda di Milano che voleva aprire una filiale in Calabria e cercava un Area Manager per dirigerla, e nel frattempo avevo anche conseguito il patentino di Promotore Finanziario) diedi le dimissioni, caso più unico che raro, dal comodo impiego statale.
Lavorai con la Finservice S.p.A. di MIlano dal 1989 al 1993, e non sto qui a raccontarvi che anni difficili sono stati correndo su e giù per la Calabria, e dalla Calabria a Milano ed a Lugano. Mese dopo mese, anno dopo anno.
Il 1993 coincise con una brutta notizia (la Finservice aveva deciso di chiudere tutte le filiali tranne Roma e Catania), ma anche con la fine del mio impegno universitario segretissimo ed un po’ folle: avevo finalmente conseguito il titolo accademico che sognavo, ed anche con il massimo dei voti, ma che sapevo bene fosse poco “spendibile” sul mercato del lavoro italiano, e meno che mai su quello calabrese.
Cominciai allora a fare quello che potevo, sfruttando sia l’abilitazione all’insegnamento che il tesserino di promotore finanziario. Non era facile. No, non era proprio facile sbarcare il lunario.
Ma intanto stava crescendo anche in Italia quel fenomeno rivoluzionario chiamato “internet”, ed io ero uno dei pochissimi in Calabria (eravamo pochi anche in Italia, per la verità) ad essere già formati per affrontare questa nuova frontiera che di lì a pochi anni avrebbe trasformato il mondo.
Fondai così una mia scuola privata nel 1995 (l’Istituto Multidisciplinare per l’Informatica) ed una piccola New media agency (Artinuove.it) nel 1999. Cominciai ad avere i primi incarichi professionali come consulente informatico di alcuni Enti e come docente presso scuole pubbliche e private, oltre ad insegnare pressocchè stabilmente nei corsi regionali di Formazione Professionale.
Ma intanto erano passati i miei secondi vent’anni, e siamo ai giorni nostri.
Nel 2003 tentai la grande avventura dell’emigrazione intellettuale, subendo il fascino della sfida di unn prestigioso incarico come Capo Ufficio Stampa e Comunicazione presso una multinazionale con circa 3.000 dipendenti e sede a Modena, la Logos S.p,A, e contemporaneamente con una serie di incarichi politico-professionali, che mi portavano sempre più spesso a Roma, fino a farmi irretire dal fascino delle poltrone romane diventando responsabile nazionale per l’Informazione e Internet di un partito politico che preferisco non nominare (ma che chi mi conosce sa bene quale sia), partito per il quale sono stato persino candidato al Senato della Repubblica, risultando secondo dei non eletti in Calabria.
Evidentemente non era quello il mio destino. Forse.
Oggi sono di nuovo in Calabria, faccio sempre il docente d’informatica, gestisco tra mille difficoltà di mercato la mia Artinuove.it tra siti internet e consulenze sempre più evanescenti, ma almeno sono vicino alla mia famiglia.
E soprattutto ho ripreso finalmente a scrivere non solo sul web (tra l’altro dirigo alcuni siti d’informazione), ma anche su carta.
Finora ho pubblicato due libri, un piccolo saggio di politica intitolato “Il partito che non c’è”, ed un manuale d’informatica che avevo intitolato “La bella informatica”.
Ora ho appena completato (dovrebbe uscire nei prossimi mesi) una breve storia di Polistena, la mia città natale, per bambini e ragazzi, aiutato da un bravissimo vignettista; verso giugno dovrebbe uscire l’edizione per il prossimo anno 2008/2009 di un bellissimo Diario scolastico di cui ho curato il progetto editoriale e che ha come tema una sorta di “rete della legalità” tra i ragazzi e… lasciamo un po’ di suspence, no?
Nel 2008 vorrei riuscire a completare anche due lavori che mi stanno molto a cuore: un libro di narrativa per le scuole medie, che racconta con semplicità ai ragazzi la storia di tre piccoli grandi eroi dei nostri tempi, un prete, un magistrato ed un rivoluzionario, e poi un breve saggio sull’attualità di alcuni aspetti del pensiero di don Lorenzo MIlani.
Infine c’è il grande sogno, quello di realizzare la sceneggiatura di una fiction che ricordi la figura del giudice Antonino Scopelliti, dal cui martirio per mano mafiosa è nato l’impegno antimafia di una ragazza, sua figlia, dopo l’incontro con un gruppo di giovani antimafiosi calabresi che si sono dati come nome “E adesso ammazzateci tutti.

Io intanto sono entrato abbondantemente nei miei terzi vent’anni. E vent’anni continuerò ad avere sempre, anche se dovessi malauguratamente rompervi le scatole per la quarta o la quinta serie.
Ma questa, ancora una volta, è un’altra storia.
E non dipende proprio da me.

P.S.
Quando vorrete notizie certe sul mio presente vi consiglio di rileggervi queste note biografiche: amo troppo le novità e le sfide per restare fermo dove mi avete lasciato adesso!

 

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